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Santa Rafqa

Santi libanesi

SANTA RAFQA - LA TERRA CHE GUARISCE


Santa Rafqa Ar-Rayes
, un’altra gloria del Libano, merita grande venerazione. Nata nel 1832, fu battezzata col nome di Bourtrossieh (femminile di Pietro che non trova corrispondenza esatta in italiano). Nel 1853 fuggì di casa per entrare tra le Figlie di Maria, ma l’ordine religioso venne sciolto, e all’età di 39 anni entrò nell’ordine Libanese Maronita di sant’Antonio, detto Baladita, dall’arabo bled, «montagna». La decisione fu presa dopo un sogno in cui sant’Antonio abate, san Giorgio e un monaco baladita le chiarirono la sua vocazione. Nel convento di clausura di san Simone di Al-Qarn, Pierina prese il nome religioso di Rafqa (Rebecca). Nel 1885 la monaca, che aveva sempre goduto di ottima salute, considerando che alcune consorelle erano malate, cieche e inferme, si rivolse a Dio e gli disse: «Non mi hai visitato con la malattia, mi hai forse abbandonata?».
Rafqa esprimeva così il desiderio di partecipare alle sofferenze di Cristo per salvare le anime, e il Signore non tardò ad esaudirla. Quella stessa notte avvertì un forte dolore agli occhi, che segnò l'inizio di un indicibile calvario. Dopo un barbaro intervento chirurgico che le costò la perdita di un occhio e la cecità dell’altro, e che la santa accettò serenamente, Rafqa visse il resto dei suoi giorni tra lancinanti sofferenze offrendo tutto a Cristo. Poiché aveva chiesto a Dio la malattia non se ne lamentò mai.

Diceva invece: «Lo ringrazio perché mi ha dato quanto aveva di meglio per me e di più utile per la salvezza dell’anima mia». Quando fu colpita anche da paralisi, non perse la pace e diceva alle sorelle: «Ciò che viene da Dio dobbiamo accettarlo con completa rassegnazione, sottomissione e gratitudine. Il vasaio è padrone della creta. Sia fatta la sua volontà. Qualsiasi cosa egli faccia di me sono contenta di espiare i miei peccati». La religiosa fu per tutti un modello di fede e di ubbidienza. Morì il 23 ottobre 1914 e i miracoli che fin da subito operò la condussero alla canonizzazione nel 1981. Santa Rafqa continua a prodigare dal Cielo il suo efficace intervento per chi la invoca con fede.

Il miracolo della sua beatificazione riguarda la guarigione istantanea, completa, definitiva e scientificamente inspiegabile di Elizabeth En-Nakhel, una donna libanese affetta da tumore uterino. Dopo la sua guarigione nel 1938, la miracolata visse ancora 28 anni e morì per una malattia completamente diversa nel 1966.

Il miracolo della canonizzazione riguarda invece una bambina di due anni con un tumore al rene sinistro: Céline Rubeiz. Dopo due cicli di chemioterapia per ridurre le dimensioni del tumore, le furono asportati il rene malato e la massa tumorale di 750 grammi. Tuttavia le metastasi avevano già raggiunto il fegato e la bambina subì altre chemioterapie devastanti. Una devota della beata Rafqa donò ai genitori di Céline un pugno di terra proveniente dalla sua tomba. Senza esitare, la madre mescolò la terra a una tazza di riso e latte e forzò Céline a mangiarla. La bimba mangiò tutto e chiese ancora altro cibo; infine si alzò e cominciò a camminare e a giocare, mentre i medici gridavano al miracolo. Era il 23 novembre 1985. Tre giorni dopo la biopsia rivelò la sua completa guarigione. La monaca libanese fu dichiarata santa nel 2001 grazie a questo intervento prodigioso.

Nel libro di Patrizia Cattaneo "La terra che guarisce, santa Rafqa monaca libanese maronita", San Paolo 2012, l'autrice riporta alcuni dei miracoli strepitosi avvenuti con la terra della tomba della santa che è attivissima, al pari, se vogliamo, del grande san Charbel.



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