Charbel's friends - Gli amici di san Charbel


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Nohad Al-Chami

San Charbel

IL MIRACOLO DEL 22 DEL MESE

Nohad Al-Chami e le ferite sul collo



Uno dei miracoli più eclatanti compiuti da san Charbel Makhlouf dopo la sua canonizzazione, e documentato dai referti medici, riguarda una donna libanese molto umile e semplice, Nohad Al-Chami, che vive con il marito Samaan a pochi chilometri da Byblos.
Dal loro matrimonio sono nati dodici figli, sette maschi e cinque femmine. Oggi i coniugi sono nonni di oltre quaranta nipoti.

Il 9 gennaio 1993, all’età di 55 anni, Nohad fu colpita da ictus cerebrale, causato da una doppia occlusione della carotide, che le paralizzò il lato sinistro del corpo. Nohad rimase in ospedale nove giorni, durante i quali fu sottoposta a terapia intensiva. Le sue condizioni erano preoccupanti, perché non reagiva alle cure. Non poteva parlare né camminare e riusciva ad alimentarsi solo con una cannuccia. Durante i giorni del ricovero, il suo figlio primogenito si recò ad Annaya per pregare presso la tomba di san Charbel Makhlouf. Al monastero, prese un pugno di terra della tomba del santo e un flaconcino di olio benedetto. Con essi fece un impasto che applicò sul collo di Nohad. L'inferma avvertì un formicolio alla gamba e alla mano paralizzate, ma nient'altro e il 18 gennaio fu dimessa dall'ospedale.

La notte del 22 gennaio, Nohad sognò un raggio di luce che rischiarava la sua camera e due monaci che avanzavano verso di lei. Il primo, appoggiandole le mani sul collo le disse: «Sono venuto a operarti!». Nohad non riusciva a guardarlo in volto, perché da lui emanava una luminosità così intensa, da costringerla a distogliere lo sguardo. Allora il monaco le disse: «Sono san Charbel e ti opererò io stesso». Si collocò alla destra del letto, mentre san Marone, l’altro monaco, stava alla sua sinistra.

Nohad, nel sogno, rispose angosciata: «Ma come puoi operarmi senza anestesia?». Per tutta risposta sentì le dita del monaco che le incidevano la gola e avvertì un dolore acuto. Quando l’intervento fu terminato, san Marone le sistemò il cuscino dietro la schiena, l’aiutò a sedersi sul letto, quindi le porse un bicchiere d'acqua e la invitò a bere. Nohad esitava, perché non poteva bere senza la cannuccia, ma san Marone la rassicurò: «Ti abbiamo operato noi. Ora puoi alzarti, bere e camminare!».

Il dolore era stato così intenso e reale, che Nohad si svegliò di soprassalto. Si trovò seduta sul letto, nella posizione in cui l’aveva messa san Marone. Istintivamente portò la mano sinistra alla gola. Fu allora che si accorse di muovere il braccio e la gamba che poco prima erano paralizzati. Frastornata, si alzò da sola e andò in bagno. Guardandosi allo specchio vide due tagli netti di dodici centimetri ciascuno ai lati del collo. Le ferite erano chiuse da tre punti di sutura a destra e quattro a sinistra, e da esse fuoriusciva il filo chirurgico. Il collo e la camicia da notte erano imbrattate di sangue. Era tutto vero: un intervento soprannaturale le aveva restituito la salute.

La miracolata andò a svegliare il marito che, vedendola insanguinata, balzò dal letto terrorizzato. Nohad gli raccontò l’accaduto e, all'alba, i coniugi andarono subito al convento di Annaya. Il superiore ascoltò il racconto e invitò la donna a consultare i medici dell’ospedale, i quali, sbalorditi, certificarono la sua completa guarigione.

La casa di Nohad, dopo la sua guarigione prodigiosa, venne presa di mira dai fedeli e dai curiosi, per cui il suo medico le consigliò di trasferirsi in un luogo tranquillo. San Charbel però le apparve in sogno e l’ammonì: «Ti ho lasciato le tracce delle ferite per volontà di Dio, perché tutti possano vederle, in particolare coloro che si sono allontanati da Dio, affinché tornino alla fede. Ti chiedo di recarti all’eremo di Annaya ogni 22 del mese per partecipare alla santa Messa». Da allora Nohad si reca all'appuntamento di buon mattino, per partecipare alla liturgia del Santo. Ad ogni ricorrenza le ferite sul collo si riaprono.

Nel 2002 Nohad si è sottoposta a un’ecografia carotidea al centro medico Adonis di Jbeil. L’ecodoppler ha dimostrato che la paziente ha subìto una reale operazione chirurgica. L’esame è stato effettuato da uno specialista che non la conosceva, il quale ha dichiarato che la paziente ha subìto un intervento chirurgico bilaterale e che le sue arterie sono in buono stato. Soparttutto l’ecografia ha rilevato che l’ictus non le ha danneggiato il cervello.

I medici sostengono che l’incidente vascolare di Nohad Al-Chami non era così grave da comprometterne vita. Dopo un ictus, di norma il 15% dei pazienti rimane gravemente infermo, mentre il 40% dei casi possono ristabilirsi completamente con la fisioterapia. Per Nohad invece, la mancanza di miglioramenti durante la terapia intensiva rivelava la presenza di complicazioni e rendeva difficile avanzare previsioni di guarigione.

Il recupero totale di Nohad in soli quattro giorni è un fatto che sfugge alla letteratura medica, perché questo tipo di guarigioni non sono mai rapide e repentine, ma richiedno diverso tempo. Ciò che conta maggiormente è che il miracolo di Nohad Al-Chami ha risvegliato la fede di moltissime persone.

Articolo e foto di Patrizia Cattaneo, Copyright 2014


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