Charbel's friends - Gli amici di san Charbel


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Intervista a padre Paul Azzi

San Charbel

SAN CHARBEL E IL FASCINO DISCRETO DELL’ORIENTE
di Patrizia Cattaneo


Suono il campanello di una villetta immersa nel verde e nel silenzio di Roma Ostiense, a pochi passi dalla Piramide di Caio Cestio. Qui vive Padre Paul Azzi, il Postulatore dell’Ordine maronita libanese, un ordine monastico da sempre fedelissimo alla sede di Pietro, che si rifà alla spiritualità dell’eremita san Marone.
Nel cortile mi accoglie la statua di san Charbel, la gloria del Libano, e mentre attendo l’arrivo di Padre Paul, lo sguardo corre ai ritratti dei santi appesi alle pareti del salone. Sono san Marone, san Nimatullah al Hardini, santa Rafqa e due candidati agli onori degli altari: un monaco e un patriarca. E san Charbel naturalmente, un santo così singolare da non avere paragoni al mondo. Nessuno fuori dal monastero ha mai visto il suo volto quando era ancora in vita, sempre nascosto sotto l’ampio cappuccio calato sulla fronte. Da morto il suo volto è apparso miracolosamente su una fotografia scattata presso la sua tomba. Un volto dolce, etereo, che si scorge in lontananza. Non sappiamo quindi se il ritratto ufficiale della canonizzazione - che è il più noto - sia il più fedele al vero, ma una cosa è certa: è il più miracoloso.

Qualcuno si è stupito che Padre Paul abbia in cantiere solo due canonizzazioni, perché alcuni Ordini contano fino a duecento aspiranti alla santità, ma sono in lista di attesa, perché non fanno miracoli. Ma perché allora Charbel ne fa così tanti? È un mistero.

Charbel era un eremita (1828-1898) che ha vissuto la sua missione nel nascondimento assoluto nel monastero libanese di Annaya preso Beirut, ed è stato beatificato il 6 dicembre 1965, ultimo giorno del Concilio Vaticano II, che ha tanto insistito sulla missionarietà.


Ma anziché beatificare un missionario, il Concilio ecumenico ha innalzato alla gloria degli altari proprio un eremita, che è diventato missionario a colpi di miracoli. Sembra un’affermazione banale, perché i santi taumaturghi sono tanti, ma Charbel compie prodigi così copiosi e originali, che una volta scoperto sa sorprendere ancora.

Mentre attendo Padre Paul, tento di leggere qualcosa, ma trovo solo riviste in lingua araba. In un angolo del salone, dopo le poltroncine di velluto rosso, sono raggruppate immagini e preghiere ai santi libanesi. Nella sede maronita dell’Urbe è palpabile il fascino discreto dell’Oriente.

Padre Paul giunge all’appuntamento in perfetto orario. Mi mostra fiero i santi maroniti appesi alle pareti, e afferma con soddisfazione: “Io vivo qui con loro!”. Ma san Charbel è il suo fiore all’occhiello e non sa da che parte iniziare a descriverne i prodigi. Sono sempre più numerose le persone che vengono qui a pregare e gli chiedono una benedizione e un flaconcino di olio benedetto proveniente da Annaya.

Padre Paul non ama la competizione tra i santi, ma ciò che distingue Charbel è la quantità straordinaria di miracoli e il suo stile singolare di intervento: “
Credo che Dio permetta questo per confermare la fede”, è la risposta personale che è riuscito a darsi.

Mi racconta qualche episodio, ma non è che la punta di un iceberg. La pubblicazione del mio libro in Italia, afferma, ha risvegliato un grande interesse intorno alla sua figura. L’eremita libanese merita di essere meglio conosciuto, anche se sulla sua vita terrena c’è poco da dire e Padre Paul prevede una ristampa del bellissimo libro, oggi ancora introvabile, del biblista Salvatore Garofalo: “Il profumo del Libano”.

Le singolarità del santo cominciano la sera della morte, quando un fascio di luce esce dal tabernacolo e illumina la sua salma esposta in chiesa, facendo fuggire il monaco che lo veglia. Poi una luce intensa esce dalla sua tomba per 45 giorni dopo la sepoltura, e richiama gente da tutta la vallata, costringendo i monaci a riesumarne il corpo, che viene trovato intatto. La sua salma resta incorrotta e flessibile e trasuda un liquido miracoloso che corrode più volte la bara e le pareti tombali, finché la Chiesa lo proclama beato. Solo allora si decompone.

Padre Paul è stato ordinato sacerdote proprio all’eremo di Annaya, la settimana in cui Charbel è stato canonizzato (9 ottobre 1977) ed è lui che ha fatto inserire nel calendario liturgico la sua festa il giorno 23 luglio. All’eremo Charbel ha trascorso gli ultimi 23 anni della sua vita, e pare che il suo spirito sia più vivo in quel luogo che presso la sua tomba.

Storie di prodigi
Charbel non si lascia vincere in creatività: molti hanno visto i suoi quadri illuminarsi all’improvviso, trasudare olio o incenso, hanno visto il santo in sogno o da svegli, sono stati operati da lui durante il sonno e al risveglio si sono ritrovati le cicatrici, e via di seguito.

Un giorno una donna di Trieste è venuta a Roma da Padre Paul per procurarsi dell’
olio benedetto. Lamentava un tumore al viso. La data dell’intervento era già fissata, ma la signora riponeva un’assoluta fiducia in san Charbel. Pochi giorni prima dell’operazione, dalla bocca le uscì un litro e mezzo di siero e dagli accertamenti risultò perfettamente guarita.

Qui Padre Paul sorride, perché il racconto sembra una barzelletta. Mi dice che una donna aveva appeso alla parete un
quadretto di Charbel. Una sera la polizia suona alla sua porta. La signora spaventata non apre, corre prima davanti al quadro di Charbel e lo rimprovera: “Io ti ho portato in casa mia e tu mi mandi qui la polizia?”, infine va ad aprire. Gli agenti la informano che è stata fortunata, perché passando davanti alla sua abitazione hanno notato un ladro che tentava di rubare la sua auto e lo hanno arrestato. San Charbel ha ripagato bene l’ospitalità.

Un giorno Padre Paul, passando davanti a un ristorante di Roma, vede un uomo che piange disperato. Scopre che il figlio è in coma a causa di un gravissimo incidente. Allora il sacerdote gli chiede se crede in Dio e gli consegna una
reliquia di san Charbel, dicendogli di appoggiarla sulla testa del figliolo, dopo avere pregato intensamente. L’uomo mette in pratica il suggerimento, e il giorno successivo il figlio esce dal coma e riconosce tutti i familiari, che hanno ringraziato il santo con una novena.

Una donna suona alla porta di Padre Paul e chiede
dell’olio benedetto di Charbel, senza precisare il motivo della sua richiesta. Tempo dopo torna con una suora che vuole lo stesso olio. La signora spiega di essere guarita da un tumore al seno, frizionandolo con l’olio. Ora anche la suora vuole sperimentare l’intercessione del santo, perché è affetta dallo stesso male. Poco dopo anche la religiosa torna a ringraziare.

Una notte due coniugi francesi
durante il sonno sentono ripetere il nome di Charbel. Al risveglio si raccontano il fatto, stupiti di constatare che l’hanno udito entrambi. Tuttavia non ne hanno mai sentito parlare e non sanno se esiste veramente. Vanno in chiesa per chiedere informazioni al parroco e trovano un sacerdote libanese di passaggio, che appena sente nominare san Charbel li informa della sua fama e non si stupisce affatto del modo in cui si è presentato.

Padre Paul prima di congedarmi mi dona l’olio benedetto, raccomandando sempre le dovute priorità, cioè di pregare prima Dio, poi la Vergine Maria e infine San Charbel. Il sacchettino di cellophane contiene un boccettino di olio proveniente da Annaya, un pezzettino di stoffa che ha toccato la tomba del Santo e dell’incenso benedetto. Infine il sacerdote mi chiede se desidero altro. Ovviamente sì, gli rispondo: cosa c’è di più prezioso di una benedizione con le reliquie di san Charbel, di Al Hardini e Rafqa?
Ricevo l’ambito dono e riparto felice da quell’angolo di Oriente.

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