Charbel's friends - Gli amici di san Charbel


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I miracoli che lo hanno reso santo

San Charbel

I MIRACOLI CHE LO HANNO RESO SANTO



Il miracolo di suor Maria Kamari


Nel 1936 suor Maria Abel Kamary, una giovane della Congregazione dei Sacri Cuori di Bikfaya, per una grave forma di ulcera pilorica smise di alimentarsi, perdendo in poco tempo trenta chili. I due interventi chirurgici a cui si sottopose furono devastanti.
Subentrarono gravi complicazioni: lo stomaco e l’intestino si fusero in una massa uniforme e si ricoprirono di grossi polipi che non potevano essere asportati senza mettere a repentaglio la vita della religiosa. Fegato, cistifellea e reni erano talmente compromessi da provocare all’inferma astenia, deperimento, decalcificazione delle ossa, perdita dei denti e paralisi della mano destra. La bile provocava inoltre continue crisi di vomito.
Nel 1942 la suora era allettata da due anni. Camminava con l’aiuto di un bastone, sorretta dalle consorelle. La gravità del suo stato era tale, che le fu impartita l’estrema unzione. Fu allora che iniziò a invocare l’intercessione del venerabile eremita, la cui fama si stava diffondendo in tutto il Libano. Una notte sognò padre Charbel che la benediceva e lo considerò di buon auspicio. L’11 luglio 1950, quattro consorelle la trasportarono sopra una sedia fino all’automobile che doveva condurla al monastero di Annaya. Il viaggio fu estenuante. Condotta presso la tomba di padre Charbel, suor Maria fu sollevata a braccia per permetterle di toccare la pietra tombale. Appena l’ebbe baciata, avvertì come una scossa elettrica attraversarle la colonna vertebrale. Quindi l’inferma, stremata, fu portata in una stanza e adagiata su un letto per farla riposare. Il giorno seguente fu accompagnata di nuovo al sepolcro. Vedendo che la parete tombale era imperlata da un misterioso siero, suor Maria tentò di asciugarla con un fazzoletto, per passarlo sulle parti sofferenti del corpo. Mentre faceva questo tentativo, quasi senza rendersene conto, si alzò dalla sedia e si mise a camminare da sola. Le campane suonarono per annunciare il miracolo. La chiesa era gremita di gente. Alcuni presenti, di confessioni religiose diverse, alla vista del prodigio si convertirono al cristianesimo. Furono testimoni del fatto anche cinque padri gesuiti che conoscevano la suora. Quello stesso giorno, dopo quattordici anni di sofferenze indicibili, suor Maria riprese a cibarsi normalmente e i dolori scomparvero definitivamente. Il suo medico curante, che l’aveva dichiarata incurabile, affermò che la sua guarigione era un evento soprannaturale, che trascende le possibilità scientifiche e umane.


Il miracolo di Iskandar Obeid


La seconda guarigione per la beatificazione dell’eremita libanese, riguarda il fabbro Iskandar Obeid
di Baabdat, colpito all’occhio destro da una scheggia di metallo nel 1925. La lesione, inizialmente non invalidante, a causa di un secondo incidente, nel 1937 generò il distacco della retina. Tutti gli specialisti che visitarono Obeid lo giudicarono incurabile e consigliarono l’ablazione dell’occhio cieco per non compromettere anche quello sano, esposto al rischio di infezione. Ma il fabbro rifiutò l’intervento. Nel 1950 sentì parlare del venerabile Charbel e dei miracoli che avvenivano per sua intercessione, e cominciò a invocarlo con fede. L’eremita gli apparve in sogno, e gli chiese di recarsi al monastero di Annaya. Iskandar partì senza indugio e passò un giorno e una notte presso la sua tomba. Al suo rientro, per tre giorni accusò un forte dolore all’occhio cieco, ma rifiutò di chiamare il medico, perché riponeva un’assoluta fiducia in padre Charbel. La terza notte, l’eremita gli apparve di nuovo in sogno e gli mise una polvere nell’occhio malato: «Sentirai un forte dolore – lo avvisò, – l’occhio si gonfierà, ma non preoccuparti perché guarirai». Iskandar si svegliò, urlando di dolore. L’occhio cieco si era gonfiato e gli doleva, ma aveva recuperato la vista, come gli aveva predetto in sogno padre Charbel. Tutti i medici dichiararono che la guarigione superava le leggi naturali. Con la guarigione di suor Kamary, questo secondo miracolo, riconosciuto dalla Chiesa, ottenne all’eremita libanese il titolo di beato.

Il 5 dicembre 1965, durante la chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha tanto insistito sulla missionarietà, Paolo VI ha beatificato invece un eremita, che è diventato missionario a colpi di miracoli. Infatti, come nel caso di santa Teresa di Lisieux, patrona delle missioni, si può diventare missionari anche tra le pareti di un eremo o di un convento di clausura.


Il miracolo della canonizzazione di san Charbel Makhlouf riguarda invece Mariam Assaf Awad, una vedova analfabeta, greco-cattolica di origine siriaca, residente in Libano. Tra il 1963 e il 1965, Mariam fu operata tre volte di tumore allo stomaco, all’intestino e alla gola. Infine i medici gettarono la spugna, e la dimisero in attesa della fine, senza prescriverle alcuna terapia. Fu allora che la donna iniziò a supplicare il beato Charbel. Le sue condizioni peggioravano drasticamente, finché una notte del 1967, allo stremo delle forze, Mariam si addormentò invocando con insistenza l’intervento del beato. Quando si svegliò, constatò che il tumore alla gola si era ridotto e quattro giorni dopo sparì completamente, insieme alle metastasi diffuse in tutto il corpo. L’inspiegabile, improvvisa e totale guarigione di Mariam Assaf Awad ha condotto Charbel Makhlouf alla canonizzazione, presieduta solennemente al Vaticano da Paolo VI, il 9 ottobre 1977.

Tratto dal libro “San Charbel il santo guaritore” , P. Cattaneo, Ed. Curcio 2009

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